
Inaugurazione: Sabato 15 novembre 2025, ore 18.00
Cos’è CARTOPHONIA?
Un ciclo di mostre internazionali. Una serie di attività educative. Una piattaforma curatoriale. Una lente critica sull’arte e sulla cartografia. Un progetto in evoluzione, aperto a nuove forme e voci. Un viaggio artistico multiculturale e intergenerazionale. Una spazio di connessione.
Ideata da Fabio Massimo Caruso e Riccardo Coppola, questa serie di esposizioni si pone l’obiettivo di esplorare i territori condivisi tra cartografia e arte contemporanea secondo diversi angoli d’osservazione.
L’intreccio di sguardi di artiste e artisti coinvolti/e costituiscono ciò che è stata definita come cartofonìa: una comunità di individui che, appoggiandosi sulle proprietà grafiche e simboliche delle mappe, creano un nuovo sistema condiviso di comunicazione. Annullando le frontiere delle carte politiche, le loro opere conversano tra loro, destrutturando l’approccio tradizionale alla lettura di una mappa.
CARTOPHONIA – The Social Map
Dopo aver mosso i suoi primi passi in Polonia, presso l’Università Jan Kochanowski di Kielce, il ciclo espositivo CARTOPHONIA sbarca al Mitreo Iside, con l’intenzione di riflettere sulla dimensione sociale e politica delle mappe.
The Social Map presenta una variegata galleria cartografica contemporanea: mappe che generano comunità e spazi d’intimità, che diventano mezzo di comunicazione, che fanno società, che guardano alla stessa con occhio critico, che decostruiscono, che nascondono i germi per delle nuove forme di stare insieme. Ogni mappa è uno strumento sociale, e quando il linguaggio cartografico viene impiegato come risorsa o supporto di un processo artistico, esso stimola un nuovo sguardo su noi stessi, su chi ci circonda e sugli spazi in cui queste interazioni agiscono.
La mappa è sociale ed è social, nel senso mediatico del termine. Essa è veicolo di messaggi espliciti o di sottotesti più velati. Nel mondo rivoluzionato dalla geolocalizzazione, essa diviene eterea, eclettica e tascabile. In questa sua nuova natura liquida e intangibile, non costituisce più un dogma: se da un lato la sua natura è discutibile, e quindi variabile nei suoi contenuti in base ad una determinata visione ideologica di chi la produce; dall’altro le sue forme si aprono a nuove possibilità, spesso volte a sovvertire le criticità delle convenzioni cartografiche tradizionali, generate perlopiù in ambito coloniale e militare (si tratta del presupposto della cosiddetta “cartografia radicale” o “contro-cartografia”). Parafrasando Marshall McLuhan (“The medium is the message”), la mappa diventa essa stessa il messaggio: una determinata informazione, se contenuta in una mappa, acquisisce molta più autorevolezza grazie al potere iconico ed evocativo del vocabolario cartografico. Una mappa è performativa e pedagogica, accentua l’impatto delle informazioni che include, ed è per questo che il suo utilizzo è onnipresente nel mondo della comunicazione, nella ricerca e nella sfera socio-politica.
Per le stesse ragioni, esistono tanti artisti/e che si interessano a “svuotare” le mappe dei loro contenuti originali ed osservare i risultati, quanti altri che trapiantano i metodi e gli strumenti della cartografia nel processo artistico, accentuandone le proprietà al fine di veicolare una determinata idea, che sia a servizio di una pratica impegnata o meno. Ma se la mappa è sociale, social e mediatica, lo sguardo di questa esposizione non deve limitarsi a quello di artisti o artiste. A ritmare le loro creazioni si possono osservare, infatti, una serie di “contro-mappe” realizzate da attivisti/e, ricercatori/trici e professionisti di diversa natura, attivi/e a Roma o a livello internazionale. Esse fungono da complemento teorico dei concetti espressi dalle opere in ogni area tematica. Queste associazioni mostreranno delle affinità più o meno imprevedibili tra “contro-cartografi/e”, artisti/e e non, talvolta negli obiettivi dichiarati, talvolta nelle metodologie di lavoro, talvolta in una più generale sensibilità condivisa, a prescindere dal canale di diffusione di queste mappe “di nuova generazione”.
Vernissage: Presentazione della mostra con interventi dei curatori Fabio Massimo Caruso e Riccardo Coppola, dei coordinatori artistici del progetto CARTOPHONIA Monica Melani, Arkadiusz Sedek e Katarzyna Ziolowicz e della prof.ssa Cristina Sofia (Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale – Università degli Studi “La Sapienza”).
Per offrire al pubblico diverse prospettive sulla nozione di mappa e cartografia, queste personalità (artistiche e scientifiche) interverranno rispondendo alla domanda “Qual è il valore sociale delle mappe?”
Versione sintetica:
Seconda tappa di CARTOPHONIA, ciclo espositivo che propone tramite approcci diversi di esplorare i punti di contatto tra cartografia e arte contemporanea, la mostra CARTOPHONIA – The Social Map evidenzia la dimensione sociale e politica delle mappe. Verrà dunque presa in esame la nozione di “contro-cartografia”. Questa pratica, nata in ambito critico e accademico, rilegge i tradizionali processi di mappatura non tanto come uno strumento neutrale di rappresentazione del territorio, ma come un atto culturale e politico, capace di dar voce a realtà marginalizzate e di mettere in discussione i confini e le gerarchie imposte. La mostra intreccia pertanto due prospettive: da un lato, delle “contro-mappe” realizzate da ricercatori, ricercatrici e attivisti/e, che riscrivono lo spazio attraverso nuovi punti di vista; dall’altro, le opere di artisti/e di diversa provenienza, che interpretano il vocabolario cartografico in chiave sensibile e poetica. L’incontro tra queste visioni solleva una domanda centrale: quanto l’arte contribuisce a rinnovare il modo in cui leggiamo e rappresentiamo il mondo? E viceversa, in che modo la contro-cartografia può influenzare la creazione artistica? In un’epoca segnata da crisi e trasformazioni, CARTOPHONIA – The Social Map propone così un percorso di riscoperta di sé stessi e del territorio circostante, tra consapevolezza critica e possibilità di cambiamento.